Lungo le sponde del sogno

La pittura di Roberta Camilloni 

 

Come acqua che scorra, di sé imbevendo zolle sitibonde e fesse, così Eros di sé veste le tele di Roberta Camilloni. Eros, fiera invincibile, dolce-amara; sospiro vasto ad increspar le acque; aroma denso di nardo e caprifoglio, di rosa e mirra; d’una sensualità che si fa vivida nel colore, steso a dire l’eterna dialettica di luci e d’ombre, di forme e gesti fuggevoli, sfumati, come gli istanti d’una vita cui non è dato d’essere pienamente sempre, poiché, di troppa vita, accade di morire.

Pure, tale è l’intensità di che vibrano quelle tele, che naturalmente avviene di pensare ad Eros, esso principio creativo e origine d’ogni cosa; parto d’un vitalismo panico, quello che di sé intride volti e scene, sguardi e ventri colmi di promesse, come d’infinite attese.

E sono figurazioni, quelle di Roberta, che ai sensi e all’anima s’impongono quali incarnazioni di che psiche vive; emanazioni di un’intensità che è femmina e perciò stesso sacra, come i ventri gravidi di luna, maree che l’astro solleva e gonfia dell’attesa, che in essa si compie, perla di madrepora, stretta entro la gelosia di valve che solo urgenza di vita, talora, dischiude. In ciò respira la cifra poetica dell’artista, che coniugata a techné, offre di quel mondo liminare breve saggio per molti, seppure non per tutti. E, osservando quegli studi, davvero accade d’esperire la verità dell’assunto zolliano per cui “Tutto ciò che è esterno all'uomo, vige e ha vigore spirituale soltanto se allude a ciò che gli è interiore». Avviene così che pittura, per Roberta, si palesi evidente espressione dell’impellenza sua d’esistere come individuo, latrice lei di valori e profonde, funamboliche, significazioni; sorta di maternità mai riducibile a mera dimensione fisiologica, ma che, assolutamente, pertiene a quella dimensione dell’anima, posta in ascolto, vibrando. Pittura, dunque, quale tecnica e saggezza apprese nell’umile, reiterata, formulazione del gesto artistico. Sintassi figurativa cui il nitore offre la cifra sua più tersa e chiara.

Creazione che mai s’impone a mimesi d'un reale, colta sempre in quella dimensione liminare, che gli è propria. Pittura, quale porta alchemica da varcare, a penetrare noi, insieme con l’artista, nei fondi e vividi recessi di un inconscio che vive e vige, imperativo etico, siccome d’arte. Ed è, allo spirito, straordinaria esperienza, la lettura d’un quadro, ad esperire quella dimensione surreale che solo nasce dalla vibrata dialettica di veglia e sogno, nuda l’artista della nudità che è propria della dea; velata d’una verità ch’è magica in sé, a disvelarsi, laddove l’anima spalanchi ai sensi le sue porte, con essi dialogando.

E nel muto discorrere tra ciò che appare e ciò che in profondità esiste, - misteriosa - si cela quell’urgenza di vita che è propria del pittore in quanto poeta e sognatore, esso profondando nella ricettività specchiante d’una notte limpida di stelle, alta la luna e piena in cielo, come seme gettato nel buio di zolle feconde, gravide di vita nuova. Ed è sottile fascinazione, quella che afferra dell’iridato mondo di Roberta Camilloni. Orizzonti di senso nuovi e vasti, a condurre lei con sé - seducendo - lungo sponde effimere di sogno. E come il sogno, l’arte stessa: via regia che - incognita - conduce alle brume rarefatte e dense dell’inconscio, quello che - sempre - alle soglie dell’anima preme, siccome - sibillino - sempre sussurra e dice.

 

Dott.ssa Patrizia Valdiserra